Intervista rilasciata dal grande NICCO RILASCIATA A “REPUBBLICA”


Intervista rilasciata dal grande NICCO  RILASCIATA A “REPUBBLICA” DA NICCOLO’ CAMPRIANI DOPO AVER CONQUISTATO IL SUO SECONDO ORO OLIMPICO A RIO.

ECCO PERCHE’ NOI TIRATORI VINCIAMO
di Niccolò Campriani

Ebbene si, siamo un paese di tiratori. Ci viene bene. Qui a Rio abbiamo dominato il medagliere delle due specialità dello shooting, tiro a segno e tiro a volo, e abbiamo staccato colossi come Cina e America. Ho visto che più di qualcuno ironizza su questa cosa, qualcun altro cerca di darsi una spiegazione. Io una mia idea ce l’ho.
Credo che la nostra bravura abbia a che vedere con la natura di questo sport e con la nostra indole latina. Mi spiego meglio. Generalmente si ritiene che questo sia un gioco di concentrazione. Ed è vero, per questo i cinesi vanno forte. Ma c’è anche un altro ingrediente fondamentale, che spesso viene sottovalutato, ed è l’emotività.
Chi guarda occasionalmente questo sport difficilmente lo capisce, perché non dà la risposta corretta alla domanda più semplice: che cos’è il bersaglio? Materialmente è un puntino su un foglio di carta posto a cinquanta metri di distanza da chi spara. Ma se fosse solo questo, vorrebbe dire che avrei passato gli ultimi 16 anni della mia vita a sparare contro un foglio di carta. E mi sentirei un idiota.
Quel puntino è ben altro, è la sintesi oscura delle nostre paure, delle nostre aspettative, delle nostre ambizioni. E di tanti altri sentimenti che spesso amano annodarsi tra di loro. E più sale la pressione – come accade in una finale olimpica – più quel nodo si stringe e il puntino diventa piccolo, imprendibile e perfido, e attrae e respinge i proiettili a seconda delle intenzioni con cui sono sparati.
Ecco, il tiro a segno è quella disciplina nella quale devi imparare a sciogliere quei nodi. E’ quell’arte che ti insegna che per vincere la paura non devi né ignorarla né fuggirne, ma accettarla, capirla e gestirla. Non si tratta di aspettare che passino le nuvole, ma di imparare a ballare sotto la pioggia. Rispetto ai cinesi che, come impostazione generale tendono di più a imporsi di ignorarla, la paura, noi italiani siamo invece più inclini a farci i conti. Siamo più emotivi degli altri, a volte è un limite. Ma altre volte significa che abbiamo meno pudore delle nostre emozioni, più confidenza con esse, e dunque quando riusciamo a rimanere anche concentrati, portiamo a casa risultati straordinari. Come è successo a queste Olimpiadi, come è successo ieri. Quando sono arrivato in finale e ho cominciato a ballare sotto la pioggia.

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